CHI C'È DIETRO IL MURO

Ci dispiace, il 24 ottobre 2007 la Famiglia Bresci non è affatto stata sgomberata, non è stata, secondo il gergo infimo delle autorità, sbattuta fuori di casa!


Sono i signori che maneggiano le istituzioni di questa città, Bologna, che si sono definitivamente sbattuti fuori del dialogo sociale e politico che si costruisce giornalmente anche attraverso la protesta e il conflitto.


Con caparbietà hanno costruito mura intorno ai loro nasi, mura rivestite di specchi per riflettere un'apocalittica idea di città perfetta, di sinistra e progressista.

Attorno a noi, un sistema allo sbando produce giornalmente nuovi poveri, nuovi disoccupati, nuovi precari, nuovi sfollati, nuovi criminali, nuovi immigrati clandestini.

Ma la storica capacità e volontà d'analisi della sinistra ha tristemente lasciato il posto al pragmatismo del potere politico. L'obiettivo non è più valutare la coscienza sociale, il conflitto tra le classi, ma produrre votanti, spettatori incoscienti delle politiche di palazzo.
Ma il gioco non funziona quando il sistema che non vuoi più analizzare e combattere crolla tutt'intorno. E allora viene inventato il sogno delle città perfette, pulite, senza problemi.


Il sogno sta lì per essere realizzato, come dice il piccolo Cofferati, c'è bisogno solo di quel po' di potere in più per  raggiungere il risultato!

Ed ecco che il disastro sociale, politico, economico e culturale del neoliberismo diventa un problema di ordine pubblico, un problema di sicurezza che minaccia il sogno della città perfetta: tutta la realtà locale, nazionale e internazionale viene così ristrutturata secondo la categoria della sicurezza. Contro i movimenti sociali, anche i più radicali, non sono più necessarie le solite criminalizzazioni fatte di costruzioni giudiziarie e dietrologie politiche, perchè loro, i rivoltosi, sono dei pazzi, dei malati, sono semplicemente un problema di sicurezza, un piccolo ostacolo verso il sogno della città perfetta.
Sui media ufficiali non si parla d'altro, e i problemi sociali, quelli veri, quelli di chi giornalmente vive sulla sua pelle le conseguenze di questo sistema criminale, non trovano più spazio, in nessun termine possibile.

La politica di Cofferati a Bologna ha proposto, strutturato e applicato questi principi, pensandosi come laboratorio nazionale della nuova sinistra istituzionale.

Ma c'è un piccolo errore di valutazione: il problema che cercate di eliminare, correggere, seppellire, non è una parte, ma è la società intera, una società stanca di anni di servilismo e povertà: uomini e donne, individui che devono alzare la testa stringendo tra i pugni la dignità di esseri umani.
Siete voi, inutili istituzioni, ad esservi chiuse fuori dallo spazio della comunità che non vuole essere perfetta, ma dignitosa e libera. Una comunità che giornalmente affronta i problemi di questo sistema trovando soluzioni e costruendo prospettive per un presente realmente differente, perché essere uomini significa poter scegliere e nessuno sceglierebbe mai di morire come schiavo.

Per questo non ci avete sgomberato, perché continuiamo ad esistere nella realtà di questa quotidianità, costruendo nuove scelte, nuove alternative.

Ci avete messo una mano sulla bocca, e fate in fretta a ritirarla perché SAPPIAMO mordere!

"Azione!
Se un motto dobbiamo scrivere sulla nostra rossa bandiera di ribellione, se un'esclamazione di rabbia e incitamento dobbiamo gridare attraverso tutti gli spazi, se una frase dobbiamo incidere sonoramente sull'incudine della più ferrea realtà, questa deve essere solamente, in questo momento oscuro:
AZIONE!"”

Con queste parole Severino Di Giovanni, anarchico immigrato italiano, saluta la dittatura militare nell'Argentina degli anni '30. Parole che ci accompagneranno ancora oggi per sostenere il nostro spirito di dignità e libertà.

Orgogliosamente, la Famiglia Bresci!

 

 


 



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